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Benvenuto!

Un caloroso benvenuto in questo blog tutto dedicato alla BiblioTerapia! Una speciale “Terapia” per la cura di Sé attraverso i libri. In questo spazio troverete tanti suggerimenti di lettura, scrittura e psicologia in grado di aiutarci a comprendere gli stati d’animo, le emozioni e i pensieri che proviamo nella nostra vita e ad interpretarne al  meglio il loro significato.

Se sei un lettore o uno scrittore appassionato o sei soltanto curioso ed interessato a capire meglio te stesso, inizia a seguirmi e vedrai che le parole ti riserveranno delle bellissime ed inaspettate sorprese!

Buon viaggio a tutti!

Angelo Urbano

Pubblicato in: Emozione, Resilienza, Riscatto Sociale, Senza categoria, Sogno, Sport

“Soffri ma sogni – Le disfide di Pietro Mennea da Barletta” di Stefano Savella

41a2gfgt4l-_sx308_bo1204203200_Alla stregua dei Supereroi dei fumetti gli idoli (inter)nazionali a cui, da sempre, milioni di persone si ispirano sono senza dubbio rappresentati dai “campioni” dello sport che, di generazione in generazione, emergono nelle varie discipline agonistiche. Il calcio, per diversi motivi, ha quasi sempre avuto un ruolo predominante nelle cronache sportive. Eppure c’è stato un tempo, qualche decennio fa, che una disciplina, o meglio un atleta, è riuscito a catalizzare l’attenzione, non solo nazionale, su di sé. Si tratta di un uomo che, non sull’erba ma sulle piste di atletica leggera degli stadi, è diventato il protagonista indiscusso, Pietro Mennea.

La velocità delle sue gambe lo ha portato a varcare i confini prima regionali, poi nazionali e in seguito a conquistarsi un posto di rilievo tra le corsie delle piste di atletica durante gli eventi sportivi più importanti del mondo. Battendo record su record è riuscito ad imporsi in un campo in cui la facevano da padroni i grandi atleti di colore che nella corsa, è risaputo, da sempre esprimono la loro supremazia. Tra questi Tommie Smith a cui lo stesso Mennea ha guardato con ammirazione e stima.

La vita di Mennea, narrata dettagliatamente  dal giornalista Stefano Savella nella biografia  “Soffri ma sogni – Le disfide di Pietro Mennea da Barletta” pubblicato da Stile Editrice, sembra quasi una sceneggiatura di un film. Attraverso i racconti e le dichiarazioni raccolte da coloro che lo hanno conosciuto sia a livello privato che agonistico, Savella ci descrive un uomo dalle mille sfaccettature, dal carattere schivo e a tratti spigoloso ma allo stesso tempo tenace e perseverante. Una personalità sicuramente modellata dalle vicissitudine della vita e del contesto sociale in cui è cresciuto e vissuto nella tanto amata ma amara Puglia. Un uomo che ha fatto della sua passione per la velocità un obiettivo da raggiungere e un sogno da realizzare ed imprimere nell’anima.

La carriera agonistica di Mennea ripercorsa in questo libro, oltre al riconoscimento per gli ottimi risultati ottenuti quali il record europeo dei 200 metri ancora imbattuto o addirittura il conseguimento di titoli accademici postumi all’esperienza sportiva, senza dimenticare il suo impegno civile e politico, ci permette di riflettere sulle modalità con cui, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, le capacità umane di resilienza e forza di volontà possono aiutare a superare momenti particolarmente delicati e fragili della nostra vita. Probabilmente proprio questa lettura psicologica delle imprese di Mennea lo ha consacrato come uno tra i pochi campioni dello sport da sempre ammirati e apprezzati dalla memoria collettiva. “La freccia del Sud”, epiteto assegnato a Mennea per le sue doti di velocipede, rappresenta senza dubbio un ottimo punto di riferimento anche per le nuove generazioni di sportivi e non che, muovendosi fin troppo spesso in un mondo di facili vittorie e in un epoca di rapide conquiste, possono riprendere ad investire tempo ed energie personali per seguire le loro passioni perché, come sosteneva Mennea :<La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni>.

Angelo Urbano

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“Lettera al padre” di Franz Kafka

Mio caro papà, non è molto che mi hai chiesto perché asserisco di aver paura di te. Come al solito non ho saputo rispondere, un po’ per la paura che tu mi incuti, un po’ perché, per motivare questa paura, occorrono troppi particolari che non saprei cucire in un discorso. E se ora provo a risponderti per iscritto, anche questa risposta sarà in completissima, poiché pur scrivendo mi sento impedito dalla paura e dalle sue conseguenze, e perché la vastità dell’argomento, supera di molto la mia memoria e la mia intelligenza.” (Lettera al padre, Franz Kafka)

8FRo84sSIjU1_s4Sono davvero intense le parole che il giovane Kafka rivolge al suo papà,  con il quale sembra non essersi mai sviluppato un rapporto intimo e confidenziale. Nel suo pensiero, in verità, è condensato l’atteggiamento usuale che spesso caratterizza il rapporto tra i figli e questa figura genitoriale tanto importante quanto schiva e, spesso, circondate dal classico timore reverenziale.

Da sempre considerato membro autoritario della famiglia al quale portare rispetto ed ubbidienza, il padre ha dovuto rinunciare, per assolvere il suo ruolo educativo, ad instaurare un rapporto più emotivo con i propri figli. Dovendo provvedere alle necessità più strettamente legate alla sopravvivenza e al sostentamento della famiglia, il suo approccio relazionale si è contraddistinto, nella maggior parte dei casi, per una sfumatura più razionale e utilitaristica.

Non sono insoliti, ancora ai giorni nostri, alcuni vissuti “freddi” nel rapporto padri-figli anche se, in realtà, rispetto al passato sono stati fatti molti progressi nella sensibilizzazione e responsabilizzazione del ruolo paterno anche in una prospettiva più emotivamente coinvolgente. Lungi dal parificare le funzioni o le modalità di interazione con quelle tipicamente materne, da sempre più empatiche nei confronti dei figli, è possibile però rilevare che anche il papà, a suo modo, sarebbe perfettamente in grado di instaurare una reciprocità di sentimento, fiducia ed attenzione verso i propri figli in grado di valorizzare al meglio le peculiarità della sua funzione educativa rinsaldandone il profondo legame.

Nella ricorrenza della Festa del papà sarebbe davvero coinvolgente per tutti quei figli distanti, non solo fisicamente, rivolgersi al padre con un piccolo gesto, un semplice pensiero, uno sguardo di intesa o anche una risata complice per rinsaldare, o quantomeno provarci, una relazione spesso fatta di silenzi assordanti, ossequiosa obbedienza o sterili saluti. Perché, a volte, un sassolino lanciato nello stagno può scatenare un’onda emotiva travolgente e ravvivare animi spenti e delusi.

Per i tutti quei figli che, al contrario, hanno un ottimo rapporto col papà e approfitteranno di questa giornata per inondarlo ulteriormente di baci, carezze, coccole e abbracci, ricordate che la prima domenica di maggio è la Festa della mamma!

Buona Festa del papà a tutti!

Angelo Urbano

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“Ciò che resta dell’amore” di Leonardo Mendolicchio

9788890460654_0_0_300_80Leggere un libro sull’amore che ha per titolo Il resto dell’amore e come sottotitolo Ciò che si nasconde nella relazione amorosa e che forse è meglio non sapere potrebbe suscitare reazioni di lieve perplessità miste a lecita curiosità. In effetti le aspettative di un lettore che decide di tuffarsi tra le pagine di un testo che mira ad analizzare il sentimento principe della natura umana sono spesso caratterizzate da un elevato senso di speranza e di fiducia nella comprensione di strumenti utili alla conquista e alla gestione di una soddisfacente relazione di coppia.

   In realtà il percorso di analisi che il dott. Mendolicchio affronta nel suo scritto potrebbe suscitare alcune forme di “delusione” in chi si imbatte nella spiegazione che la teoria psicoanalitica propone per la conoscenza dei meccanismi di funzionamento questo nobile sentimento.

   La maggior parte della gente, infatti, sarebbe sicuramente colta da un senso di meraviglia nello scoprire che tutte le emozioni scaturite dall’Amore sono, in realtà, guidate dalla ricerca di elementi che colmino il vuoto che esiste nel soggetto. Tale ricerca avrà fine soltanto quando l’amante troverà nell’amato quel qualcosa che lo soddisfi. L’amore per l’altro, dunque, rappresenterebbe un atto di riempimento di una mancanza presente nel soggetto e che solo l’amato può offrirci in quanto possessore degli elementi di cui necessitiamo e a cui aneliamo.

   Il libro affronta, contestualmente alla spiegazione dei meccanismi amorosi, anche molti dei fattori che entrano in gioco nell’incontro con l’amato: l’identità narcisista, il desiderio, l’Eros, la corporeità, la pulsione e la sessualità. Impreziosiscono il volume i riferimenti letterari presi in prestito sia della mitologia classica che della letteratura moderna e contemporanea. Attraverso la rilettura delle gesta dei personaggi e delle loro storie, l’autore ci offre un termine di paragone adeguato per la comprensione dei meccanismi psicologici.

Angelo Urbano

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La giornata della Memoria

giornata-della-memoriaLa Giornata della Memoria, da molti anni a questa parte, è diventata una ricorrenza fissa da onorare in ricordo delle numerose vittime della follia nazi-fascista. Tanto, ormai, è stato scritto e detto a riguardo. Nell’affrontare questa tematica si rischia, spesso, di cadere nella facile retorica e nell’esprimere pensieri di cordoglio e dispiacere già ascoltati e ripetuti innumerevoli volte. Cercheremo, qui, di andare oltre.

Nella prefazione al suo libro “Se questo è un uomo” Primo Levi inserisce alcuni versi toccanti e molto significativi del reale senso da attribuire a questa tipologia di celebrazioni.161350

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi
.

Della vita dura che si conduceva nei campi di concentramento, delle condizioni subumane alle quali erano costretti i deportati e delle innumerevoli pene da questi stessi patite, non faremo menzione qui. Sono un dato di fatto del quale si è presa piena consapevolezza nel corso degli anni grazie agli innumerevoli documenti ritrovati e alle testimonianze dolorose dei sopravvissuti.giornata-della-memoria-2015-magneto-testament-cover-marvel

Prendendo spunto da questi versi, però, sorge quasi spontanea una riflessione: è davvero tutto finito?

L’uomo ha compreso pienamente l’orrore di cui è capace? Ha veramente messo in pratica quei buoni propositi di difesa dei diritti umani sanciti per legge?

L’uomo ha ascoltato con attenzione l’urlo di giustizia che si leva ai giorni nostri da parte di chi fugge dal “male”?

Aggiornati quotidianamente dalle notizie di sbarchi ed “invasioni” di profughi che vengono letteralmente stipati in nuovi e moderni “campi di concentramento” fatti passare per centri di accoglienza, ci siamo ormai quasi assuefatti al disagio altrui e il dolore di chi abbandona la casa e gli affetti per andare incontro ad un destino incerto e, forse, ancora più crudele non sortisce più quasi nessun effetto nella maggior parte delle persone alle quali è demandato l’importante compito di tutela e garanzia dei più basilari diritti umani.

Giusto in ordine di tempo, sono recenti le immagini di pochi giorni fa di profughi bloccati al gelo nella cosiddetta “rotta balcanica”. Circa 65mila persone, provenienti da Siria, Pakistan, Iraq e Afghanistan, sono state fermate tra Grecia e Serbia, a causa della chiusura delle frontiere e hanno dovuto fare i conti con la neve, il freddo, le malattie, la penuria di cibo e ogni sorta di stenti.belgrado

Per non parlare poi delle tragedie del Mediterraneo alle quali l’Occidente, ormai, assiste cieco e sordo.

E’ gente  “Che lavora nel fango /Che non conosce pace/Che lotta per un pezzo di pane/Che muore per un si o per un no./Considerate se questa è una donna/Senza capelli e senza nome/Senza più forza di ricordare”.

Consideriamo dunque, quando celebriamo queste ricorrenze, Se questo è un Uomo…

 

Angelo Urbano

 

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“Irene e Frida” di Simona Cleopazzo

irene-e-frida-simona-cleopazzo-musicaos-editore-2016Il contatto con la propria interiorità, a volte, passa tra le pagine bianche di un libro tutto dedicato a se stessi. La scrittura di un “diario” rappresenta, per chi ne fa uso, una risorsa preziosa di introspezione e riflessione personale. Scrivere di sé, delle giornate scandite dagli impegni di lavoro, trascorse tra le mura domestiche o immerse nel caos cittadino può aiutare ad osservare il film della propria vita con un ritmo differente, più lento, in grado di cogliere dettagli confusi o sfumature emotive non facilmente comprensibili nella casualità del loro verificarsi. Vivere in pienezza la contingenza è una possibilità non sempre concessa e, solo con un attento esame di realtà, si riesce a comprendere a pieno il reale significato di un evento, di un gesto, di un pensiero o di un’emozione intensa. 

In una società contemporanea caratterizzata da un’eccessiva valutazione della forma esteriore, siamo sempre più abituati a guardarci allo specchio non solo per verificare l’accostamento cromatico adeguato dell’abbigliamento o della giusta acconciatura prima di uscire di casa ma, sempre più, ad apparire quanto più fotogenici possibile anche in una proposta virtuale della nostra immagine sempre più social, sempre più bella… L’uso di filtri o modificazioni estetiche formali non può esimerci, però, dal prendere contatto, in privato, con l’imperfezione che più detestiamo, con il difetto che maggiormente troviamo insopportabile ma che, puntuale, si presenta alla nostra vista, senza camuffamenti o cesure di sorta.

Quanti di noi sono disposti a dedicare qualche attimo della giornata per specchiarsi davanti ad una pagina bianca che di certo non rifletterà l’immagine perfetta che la mente brama con ardore, ma rimanderà, autentica e sincera, una presa d’atto delle vite stonate che siamo costretti a vivere, delle sbavature emotive che proviamo durante il giorno e che a stento riusciamo a sopportare, dei rapporti umani che intrecciamo con gli affetti e degli effetti, benefici o tossici, che questi causano sul benessere psicofisico. Senza dubbio un atto di coraggio ma, a ben vedere, ricco di frutti da cogliere per approfondire la propria conoscenza interiore e il vero Sé.

Queste e molte altre riflessioni psicologiche emergono dalla lettura de “Irene e Frida” di Simona Cleopazzo edito da Musicaos. Il racconto di due donne diverse per ruolo e status sociale che affidano alla scrittura privata di un diario l’intimità della loro vita fatta di dubbi, incertezze, verità difficili da accettare e passioni sopite da risvegliare. La loro penna indaga esistenze costruite su false identità, su compromessi accettati in logiche famigliari di osservanza e rispetto, lontane anni luce dai reali desideri e realizzazioni personali. 

Sono confidenze intime di vite pronte al riscatto che, sul punto di rottura, tentano di giocare l’ultima carta utile per vincere un residuo di serenità in grado di lenire delusioni e amarezze, sentimentali e personali. Irene, moglie e madre devota, saprà dimostrare che una ribellione allo status quo opprimente e scandaloso non solo è possibile ma si rende necessaria. Frida, allo stesso modo, affiderà alle righe del suo diario note di speranza degne della sua giovane e promettente vita da studentessa. Attraverserà, con disarmante dignità, sfide e incontri capaci di trasformare un attimo di incertezza in un eterno moto dell’animo.

 

Angelo Urbano

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“Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli

9788807031250_quartaParlare d’amore non è mai semplice. L’argomento più discusso al mondo da quando l’uomo ha memoria di sé. Nella musica, nel cinema, soprattutto in letteratura. Dalla Bibbia ai giorni nostri non c’è scrittore che non ne abbia affrontato le gioie e i dolori. Amore corrisposto, amore contrastato, amore dichiarato, amore nascosto, amore romantico, amore carnale. Un sentimento incomprensibile, ma vitale. L’umanità non sarebbe la stessa se non ne fosse travolta, devastata.

L’amore si incontra, si vive, si patisce e si odia. Ma torna sempre a bussare alla nostra porta. In forme diverse, inaspettate o più mature. Chiede di noi, della nostra pazienza, della nostra fiducia. Lo conosciamo bene l’amore. Con l’amore si cresce. Lo incontriamo da bambini nel seno della madre e nella mano ferma del padre, da ragazzi tra i banchi di scuola, da adulti nel cuore degli amanti, da genitori negli occhi dei figli, da vecchi tra le rughe del viso. Lo attendiamo intrepidi, ne rifuggiamo pavidi.

L’amore, come la libertà, ha bisogno di esperienza. Non a caso il protagonista de “Atti osceni in luogo privato”, romanzo di Marco Missiroli, si  chiama proprio Libero. I suoi genitori, dalle idee progressiste e libertarie, gli dedicano questo nome in virtù del migliore degli auspici che si possa augurare al proprio figlio. E’ un ragazzo timido, Libero. Di una timidezza ingenua. Pungolata, però, da una profonda curiosità per le questioni d’amore. Un sentimento conosciuto nella circostanza più triste per un figlio, la separazione della mamma e del papà. Un tradimento incompreso all’inizio, ma che subirà un’elaborazione psicologica durante i suoi diversi vissuti erotici e sentimentali.

Sì, perché Libero vuole amare. Desidera provare tutto dell’amore. Dalla solitudine dell’atto onanistico all’incontro col corpo femminile, passando anche per una rischiosa condivisione erotica. Ma il sesso non basta. Il ragazzo cresce e, con lui, anche il suo cuore pretende nutrimento. Questo sentimento, però, porta con sé gioie immense e dolori insopportabili. Incontri interessanti e abbandoni sofferti. E’ il prezzo da pagare per vivere. Per conoscere se stessi, portare gli altri nella propria vita, condividerla e offrirla in dono a chi saprà accarezzarci cuore, asciugarci le lacrime e partecipare ai nostri personali “Atti osceni in luogo privato”.

L’amore narrato nel romanzo, però, non rappresenta solo l’aspetto romantico di questo sentimento profondo. E’ il manifesto dei rapporti più intimi che si sviluppano tra gli uomini. L’amore rispettoso e benevolo verso il padre, il legame viscerale con la madre, il corpo caloroso dell’amante, lo sguardo d’intesa di un amico, il silenzio comprensivo di un vecchio saggio. Figure che, nel loro donarsi, regalano emozioni e turbamenti, commozioni e nostalgie. Perché quando il tempo passa, l’amore, quello vero, resta.

Angelo Urbano

Pubblicato in: Diritti Civili, Dolore, Emozione, Psicologia, Resilienza, Riflessioni Psicologiche

Un caffè con Fidel Castro

44175-004-1aa92245Una settimana esatta prima della scomparsa di Fidel Castro, sono entrato in un bar della capitale e ho incontrato casualmente una ragazza cubana.

Era molto bella, col sorriso sorridente ed il seno prosperoso. Fuori pioveva, ma la sua voce canterina portava allegria nel locale. Accoglieva i clienti in piedi dietro il bancone mentre selezionava accuratamente delle monetine ordinandole, in base al loro valore, in piccoli contenitori di plastica. Quando mi ha chiesto l’ordinazione ho subito percepito, nella sua voce, uno spiccato accento sudamericano. Allora mi sono lanciato, a mo’ di indovinello, nel tentativo di scoprire le sue origini. Pensavo che puntare sulla classica Argentina mi avrebbe quasi sicuramente fatto colpire nel segno ma, appena ascoltata la mia interpretazione, lei ha sgranato gli occhi svelando, invece, di provenire direttamente da Cuba. Prima di allora non avevo mai conosciuto in vita mia un cittadino cubano, perciò è aumentata la curiosità di sapere qualcosa in più di lei.

Le ho chiesto, quindi, come mai fosse in Italia e da quanto tempo. Mi ha lanciato un sorriso triste, rispondendo:<Sono scappata da quando avevo 15 anni, clandestina!>. Le sue parole mi hanno letteralmente spiazzato. <Ma come?!?> ho pensato <una ragazza così bella, così solare, così estroversa che scappa da Cuba!?!> L’isola famosa in tutto il mondo per il sole, le spiagge, i bellissimi tramonti. Una delle mete di vacanza più desiderate sulla terra e lei che scappa, per giunta clandestinamente! Qualcosa non quadrava…

Ed infatti, repentina, è arrivata la sua amara spiegazione. <Perché voi pensate che Cuba è solo mare, sole e divertimento, giusto???>. Domanda retorica, la sua. <Tu come lo chiami un posto dove non puoi uscire, dove ti controllano movimenti e soldi, dove la maggior parte delle persona non ha nemmeno i soldi per mangiare e “Loro” invece c’hanno i soldi e si divertono alle tue spalle e non ti dico che altre cose brutte fanno!!!>. Ecco, ormai per la mia curiosità era l’ora di pagare il conto  e non potevo esimermi dal risponderle:<E come lo chiamerei io un posto del genere? Una prigione…>. Lei mi guarda e mi fa l’occhiolino.

Ma io a Cuba una chance voglio dargliela, dai, ci sono anche andati due papi e pure Obama! Allora riprendo:<Ti credo; però forse era così fino a prima dell’embargo. Adesso siete aperti al mondo, avete anche internet!>. Ora, però, il suo sguardo inizia ad inquietarmi:<Ma quale internet! che ti controllano pure le email…>. Va bene, mi arrendo. Non ho sufficienti argomentazioni per poterle confermare la presenza di un minimo di vita civile nella terra del leader maximo e, avvertendo a pelle la sua sofferenza, preferisco non infierire.

Ma, a questo punto, entra in scena il Deus ex machina che riesce a dare una svolta alla discussione portandola a livelli storico-filosofici che, alle 9 di mattina, solo in pochi sono in grado di compiere. Un arzillo ottantenne entra trafelato per restituire l’ombrello ricevuto in prestito poco prima dalla cameriera cubana. <Vedi> mi dice, indicandolo <Io con lui ci litigo sempre, lui difende il dittatore!> Nemmeno il tempo di pronunciare quel nome che il vecchietto esplode dicendo:<Bella mì, ma tò voi ficca in testa che quello a voi và salvato! Và fatto la revoluzione e và levato da mezzo a na strada! Tu n’eri manco nata, io ero giovane quando col compare suo annavano contro er monno pà libertà e pe-er comunismo!>

Taccio sugli sviluppi e sui toni che ha preso la discussione, ma penso sia chiaro a tutti che lì non c’erano sono la ragazza cubana e il vecchietto comunista, fanatico castrista. In quel bar era rappresentato tutto il mondo che ha preso atto della morte di Fidel e ha iniziato a riflettere sulla sua vita, sulle sue azioni e sulle conseguenze di queste.

C’era lei: popolo cubano povero, oppresso e senza voce. C’era il vecchio: il comunista di ferro. C’ero io: l’Occidente a cui fa solo comodo pensare che Cuba sia bella, variopinta, genuina ma che non si accorge che, per inseguire il desiderio di poter indossare un bel vestito, non ha prestato attenzione ai capelli crespi, alle unghie rotte e i piedi sporchi che hanno camminato sulle sue splendide spiagge col volto rigato di lacrime.

Di Fidel Castro, adesso, possiamo dire tutto ed il contrario di tutto. Uomo contraddittorio nel bene o nel male.  Discutere sul suo operato e scomporlo in vantaggi o rischi penso possa portare solo ad inasprire ulteriormente la faziosità che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. Nel mio piccolo posso solo riflettere sulle testimonianze di vita vissuta della gente, che resta sempre l’unica depositaria della verità. Una verità personale e, alle volte, poco appariscente ma non per questo meno rilevante. Perché, a prescindere dalla Storia o dal corso degli eventi, mi rendo conto sempre più di quanto tutto sia interconnesso, ogni evento causale porta ad un altro ed ogni generazione è figlia dei suoi tempi.

Oggi il mio pensiero va a quella ragazza cubana. Chissà cosa ha pensato, chissà cosa ha provato, chissà se adesso avrà il coraggio di tornare nella sua terra.

Penso che andrò a prendermi un caffè da lei.

Angelo Urbano