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Un caloroso benvenuto in questo blog tutto dedicato alla BiblioTerapia! Una speciale “Terapia” per la cura di Sé attraverso i libri. In questo spazio troverete tanti suggerimenti di lettura, scrittura e psicologia in grado di aiutarci a comprendere gli stati d’animo, le emozioni e i pensieri che proviamo nella nostra vita e ad interpretarne al  meglio il loro significato.

Se sei un lettore o uno scrittore appassionato o sei soltanto curioso ed interessato a capire meglio te stesso, inizia a seguirmi e vedrai che le parole ti riserveranno delle bellissime ed inaspettate sorprese!

Buon viaggio a tutti!

Angelo Urbano

“Cuore” di Edmondo De Amicis

Una celebre citazione tratta dal saggio di Italo Calvino Perché leggere i classici celebra il valore di queste opere poiché si tratta di “libri che non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire.”
Il panorama letterario italiano, fortunatamente, è ricco di pubblicazioni che si inseriscono di diritto in questa preziosissima lista. In particolare, focalizzando l’attenzione nell’ambito della formazione scolastica, un titolo fa da richiamo assoluto nella memoria collettiva, Cuore di Edmondo De Amicis. Fin dalla sua pubblicazione nel 1886 la sua diffusione ha goduto di un largo apprezzamento tra i lettori, riuscendo a vendere in pochi anni più di un milione di copie. Successo che perdura ancora oggi dopo più di centotrent’anni. Come mai?
Indubbiamente le ambientazioni scolastiche legate alla prima infanzia suscitano sempre un profondo amarcord nella mente della gente. Le memorie di giorni lieti trascorsi in compagnia dei compagni rincorrono quelle altrettanto curiose alla scoperta di un ambiente nuovo tutto da esplorare e comprendere che, anche se per poche ore, si alternava a quello domestico, altrettanto caloroso e protettivo, ben più conosciuto. Ma, più di tutti, riemerge il ricordo vivido della figura alla quale, molto probabilmente, siamo tutti più legati, il maestro. Con autorevolezza, competenza e dignità accoglieva, gestiva ed insegnava ai suoi alunni non solo il linguaggio e le nozioni utili all’accrescimento del sapere personale ma, soprattutto, le regole sociali ed emotive utili ad affrontare il mondo che ognuno di loro, prima o poi, avrebbe percorso con i propri passi e toccato con le proprie mani. Non a caso si trattava di un vero e proprio “affidamento” da parte di genitori che hanno sempre creduto nei valori pedagogici e confidato nelle capacità educative di questa fondamentale istituzione arrivando a sviluppare, talvolta, un autentico legame di attaccamento nei suoi confronti.
Col passar del tempo, certo, il mondo della Scuola è radicalmente cambiato. Alla figura unica del magister si è scelto di affiancarne altre, ognuna con competenze specifiche nei diversi ambiti del sapere. Anche l’organizzazione scolastica ha subito numerose trasformazioni, arricchendosi certo, ma andando incontro altresì a nuove sfide non sempre facili da gestire, in particolar modo sul versante psicologico. Se da un lato all’insegnante viene chiesto di instaurare legami affettivi solidi con i propri allievi affinché possa divenire al tempo stesso sia docente che modello di riferimento in grado di favorire uno sviluppo armonico ed unitario di tutte le loro abilità, dall’altro deve riuscire a destreggiarsi in un ambiente interconnesso con una miriade di elementi intra ed extra scolastici. Oltre alle competenze professionali teoriche e pratiche, l’insegnante è chiamato ad offrire il suo supporto anche in ambito pedagogico, in particolar modo nel favorire modalità di interazione, integrazione e relazione educativa con gli alunni promuovendo relazioni pro-sociali fra questi e l’intera comunità scolastica. Non meno importante l’attenzione alle dinamiche famigliari, al coinvolgimento e alla cooperazione con le stesse.
Nella scuola contemporanea gli insegnanti fanno sempre più riferimento ad un approccio multidisciplinare per favorire sia l’apprendimento che l’educazione comportamentale ed emotiva. La conoscenza di metodologie e prassi osservative, simulative e sperimentali nell’ambito della didattica in grado di stimolare processi cognitivi a livello individuale e collettivo sono solo alcune tra le nuove frontiere pedagogiche. Fioriscono progetti con finalità di co-ideazione, co-conduzione, co-monitoraggio che non lasciano più il docente in una posizione solitaria ma lo inseriscono in una rete di protagonisti della vita scolastica e non, tutti adeguati ai diversi processi di maturità (meta)cognitiva oltre che psichica ed emotiva. In ultima analisi, e non per importanza, troviamo i vari corsi di aggiornamento, formazione continua e utilizzo delle nuove tecnologie verso le quali non sempre corrisponde un’adeguata predisposizione o adattabilità al cambiamento ma, ormai, necessari per restare al passo coi tempi in un mondo in continua evoluzione tecnologica e socioculturale.
L’insieme e l’influenza reciproca di tutti questi elementi hanno acceso i riflettori verso la delicata ma sempre più diffusa tematica dello stress da lavoro correlato e dei principali motivi in grado di causare difficoltà psicosociali, rischi di stress e altre problematiche di salute anche negli ambienti scolastici. Tra questi si rilevano fattori istituzionali, che riguardano le riforme ministeriali, l’innalzamento dell’obbligo formativo o la retribuzione insoddisfacente; fattori organizzativi, legati al clima esperito a scuola tra i colleghi e con la dirigenza; fattori legati alla classe, che influiscono soprattutto in caso di alunni difficili e aule sovraffollate; fattori legati alla comunità nella quale il docente è chiamato ad assumere una molteplicità di ruoli come quello di educatore, assistente genitoriale, psicologo e sostituto genitore. A questi si aggiungono tutta una serie di agenti endogeni, legati ad una sfera più personale quali gli eventi critici della vita e i conflitti nelle relazioni interpersonali; fattori legati a personalità e atteggiamenti: ambizione, aggressività, impazienza, desiderio di riconoscimento sociale provocano l’innalzamento dei rischi legati alla sindrome da burnout. Infatti, quanto più la motivazione di svolgere questo lavoro è obbligata o determinata da fattori strumentali, tanto più l’insegnante è più vulnerabile a eventi stressanti. Non tralasciando, per di più, la presenza di richieste eccessive a cui non si riesce a far fronte e a cui, a volte, corrisponde, di contro, una capacità e abilità non commisurate al lavoro richiesto. Inoltre, le pretese di essere sempre disponibili a lavorare, l’alta pressione emotiva, le scadenze non rispettabili entro il tempo a disposizione aumentano la percezione e la preoccupazione che tali esigenze non siano riconosciute o affrontate con il giusto metodo.

Non è difficile, quindi, immaginare nella contemporaneità la malattia che colpisce il maestro Perboni descritta tra pagine del libro Cuore nella giornata di sabato 25 Febbraio:

“Ieri sera, uscendo dalla scuola, andai a visitare il mio maestro malato.
Dal troppo lavorare s’è ammalato. Cinque ore di lezione al giorno, poi un’ora di ginnastica, poi altre due ore di scuola serale,
che vuol dire dormir poco, mangiare di scappata e sfiatarsi dalla mattina alla sera: s’è rovinata la salute. Così dice mia madre.“
 
Alla luce del ruolo fondamentale e prezioso spettante a questa figura, che valica l’ambito prettamente professionale, intervenire si può e si deve attivando tutta una serie di misure in grado di prevenire, affrontare e riuscire a gestire gli alti livelli di stress e i pericolosi rischi per la salute psicofisica. In primis è necessario identificare le cause dell’affaticamento favorendo momenti di condivisione con colleghi e personale scolastico tutto circa le problematiche rilevate; il miglioramento dell’autostima, inoltre, aiuta non solo a rapportarsi meglio con gli altri ma anche a percepire più adeguatamente se stessi e le situazioni che si affrontano nel quotidiano. Pensare in maniera positiva, sostituendo idee disfunzionali con altre più adeguate,  incoraggia ed influenza i propri stati emotivi ed il conseguente comportamento; di rilevante importanza si dimostra l’uso di una comunicazione efficace attraverso, ad esempio, l’assertività poiché aiuta ad osservare, ascoltare ed esprimere messaggi non solo verbali e a riconoscere ed esprimere emozioni in modo rispettoso senza venir meno alle proprie credenze o punti di vista. Saper gestire i rapporti interpersonali, pertanto, favorisce il benessere psicologico, supportando un lavoro didattico fruttuoso ed arricchente, non solo per gli alunni.
Nella pratica clinica la figura dello psicoterapeuta può risultare un valido aiuto in grado di ascoltare le richieste di insegnanti e personale scolastico, supportarne gli interventi o indicarne di più specifici per affrontare le criticità migliorandone le condizioni e, soprattutto, valorizzare tutte le risorse disponibili per rendere l’ambiente scolastico quanto più armonico e collaborativo.
Se è vero, quindi, che una delle funzioni del docente, se non la principale, risiede nell’aiutare il discente alla realizzazione e all’affermazione di sé, ne consegue quanto questo aspetto sia maggiormente indicato come il più difficoltoso del mestiere sia in rapporto alla funzione didattica che alla responsabilità educativa in senso lato. Tale professione risulta una vera e propria missione dal momento in cui ogni insegnante sceglie una specifica modalità attraverso cui approcciarsi con gli allievi, far apprezzare loro le lezioni, incuriosendoli e stimolandoli attraverso le diverse metodologie con il fine ultimo di formare nuovi adulti consapevoli di essere delle persone uniche con caratteristiche e risorse esclusivamente proprie, utili per destreggiarsi nel mondo.
Alla luce di questa prospettiva educativa, tornando a rileggere quelle emozionanti pagine scritte oltre un secolo fa, possiamo apprezzare ancor di più il consiglio che ne deriva e riprendere a considerare la figura dell’insegnante come quella che resta sempre impressa nel nostro Cuore.
Pronuncia sempre con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo.”

Angelo Urbano