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Benvenuto!

Un caloroso benvenuto in questo blog tutto dedicato alla BiblioTerapia! Una speciale “Terapia” per la cura di Sé attraverso i libri. In questo spazio troverete tanti suggerimenti di lettura, scrittura e psicologia in grado di aiutarci a comprendere gli stati d’animo, le emozioni e i pensieri che proviamo nella nostra vita e ad interpretarne al  meglio il loro significato.

Se sei un lettore o uno scrittore appassionato o sei soltanto curioso ed interessato a capire meglio te stesso, inizia a seguirmi e vedrai che le parole ti riserveranno delle bellissime ed inaspettate sorprese!

Buon viaggio a tutti!

Angelo Urbano

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“preScrivimi un libro. I benefici psicologici della biblioterapia” di Angelo Urbano

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La Biblioterapia è uno strumento psicologico che, attraverso la lettura e la scrittura, favorisce la cura di sé e la conoscenza di altri modi di pensare, di vivere e di essere. Questa tecnica si pone tra le applicazioni clinico-terapeutiche a più larga diffusione come strumento di auto-aiuto e di riflessione in situazioni di disagio psicologico e sociale. Rappresenta un atto di crescita, di ricerca della propria identità e valida risorsa in grado di affrontare particolari traumi o periodi di vita negativi condividendone i conseguenti vissuti emotivi. Leggere e scrivere, dunque, rappresentano una modalità efficace per prendersi cura di sé in quanto, nella loro diversità, i libri ci offrono differenti universi di significato, regalano benessere, sono una finestra sul mondo. Sviluppano il pensiero inducendolo al ragionamento e accrescono contemporaneamente l’immaginazione. I nostri orizzonti si allargano, mettendoci direttamente in contatto con idee, persone e luoghi sconosciuti.

Angelo Urbano, psicologo, ne “preScrivimi un libro. I benefici psicologici della biblioterapia” (Stilo editrice, pp.130) affronta costrutti psicologici e sociali intrecciandoli con testimonianze di scrittori e lettori che, della parola, hanno fatto una vera e propria medicina dell’anima in grado di curare ferite e lenire dolori interiori. I libri come farmaci, dunque, in grado di migliorare la qualità della nostra vita, alimentare la nostra resilienza, aiutarci ad affrontare i problemi esistenziali, lenire le nostre ferite, farci sentire meno soli.

In un itinerario parallelo tra analisi psicologica e psicologia applicata, questo saggio “esperienziale” propone storie di amore, malattia, percorsi identitari alla ricerca di sé stessi, condivisione di emozioni, confronto sociale e, purtroppo, anche di separazioni. Tutte raccontate attraverso la personalissima penna dei reali protagonisti. Ne emergono spaccati di vita vissuta tra emozioni e turbamenti, tra gioie e dolori, tra sofferenze e speranze, tra sogni e disincanti.

Il terreno comune rappresentato dalle pagine di un libro si configura come vera e propria ‘piazza’, come luogo di incontro del sé con l’altro da sé, come particolare strumento di comunicazione interpersonale. I libri sono sempre stati veicolo di conoscenza e conoscenze. Sono un ricco patrimonio che gli uomini dovrebbero utilizzare al meglio perché, in fondo, ognuno di noi ha una storia da raccontare.

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“Soffri ma sogni – Le disfide di Pietro Mennea da Barletta” di Stefano Savella

41a2gfgt4l-_sx308_bo1204203200_Alla stregua dei Supereroi dei fumetti gli idoli (inter)nazionali a cui, da sempre, milioni di persone si ispirano sono senza dubbio rappresentati dai “campioni” dello sport che, di generazione in generazione, emergono nelle varie discipline agonistiche. Il calcio, per diversi motivi, ha quasi sempre avuto un ruolo predominante nelle cronache sportive. Eppure c’è stato un tempo, qualche decennio fa, che una disciplina, o meglio un atleta, è riuscito a catalizzare l’attenzione, non solo nazionale, su di sé. Si tratta di un uomo che, non sull’erba ma sulle piste di atletica leggera degli stadi, è diventato il protagonista indiscusso, Pietro Mennea.

La velocità delle sue gambe lo ha portato a varcare i confini prima regionali, poi nazionali e in seguito a conquistarsi un posto di rilievo tra le corsie delle piste di atletica durante gli eventi sportivi più importanti del mondo. Battendo record su record è riuscito ad imporsi in un campo in cui la facevano da padroni i grandi atleti di colore che nella corsa, è risaputo, da sempre esprimono la loro supremazia. Tra questi Tommie Smith a cui lo stesso Mennea ha guardato con ammirazione e stima.

La vita di Mennea, narrata dettagliatamente  dal giornalista Stefano Savella nella biografia  “Soffri ma sogni – Le disfide di Pietro Mennea da Barletta” pubblicato da Stile Editrice, sembra quasi una sceneggiatura di un film. Attraverso i racconti e le dichiarazioni raccolte da coloro che lo hanno conosciuto sia a livello privato che agonistico, Savella ci descrive un uomo dalle mille sfaccettature, dal carattere schivo e a tratti spigoloso ma allo stesso tempo tenace e perseverante. Una personalità sicuramente modellata dalle vicissitudine della vita e del contesto sociale in cui è cresciuto e vissuto nella tanto amata ma amara Puglia. Un uomo che ha fatto della sua passione per la velocità un obiettivo da raggiungere e un sogno da realizzare ed imprimere nell’anima.

La carriera agonistica di Mennea ripercorsa in questo libro, oltre al riconoscimento per gli ottimi risultati ottenuti quali il record europeo dei 200 metri ancora imbattuto o addirittura il conseguimento di titoli accademici postumi all’esperienza sportiva, senza dimenticare il suo impegno civile e politico, ci permette di riflettere sulle modalità con cui, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, le capacità umane di resilienza e forza di volontà possono aiutare a superare momenti particolarmente delicati e fragili della nostra vita. Probabilmente proprio questa lettura psicologica delle imprese di Mennea lo ha consacrato come uno tra i pochi campioni dello sport da sempre ammirati e apprezzati dalla memoria collettiva. “La freccia del Sud”, epiteto assegnato a Mennea per le sue doti di velocipede, rappresenta senza dubbio un ottimo punto di riferimento anche per le nuove generazioni di sportivi e non che, muovendosi fin troppo spesso in un mondo di facili vittorie e in un epoca di rapide conquiste, possono riprendere ad investire tempo ed energie personali per seguire le loro passioni perché, come sosteneva Mennea :<La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni>.

Angelo Urbano

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“Lettera al padre” di Franz Kafka

Mio caro papà, non è molto che mi hai chiesto perché asserisco di aver paura di te. Come al solito non ho saputo rispondere, un po’ per la paura che tu mi incuti, un po’ perché, per motivare questa paura, occorrono troppi particolari che non saprei cucire in un discorso. E se ora provo a risponderti per iscritto, anche questa risposta sarà in completissima, poiché pur scrivendo mi sento impedito dalla paura e dalle sue conseguenze, e perché la vastità dell’argomento, supera di molto la mia memoria e la mia intelligenza.” (Lettera al padre, Franz Kafka)

8FRo84sSIjU1_s4Sono davvero intense le parole che il giovane Kafka rivolge al suo papà,  con il quale sembra non essersi mai sviluppato un rapporto intimo e confidenziale. Nel suo pensiero, in verità, è condensato l’atteggiamento usuale che spesso caratterizza il rapporto tra i figli e questa figura genitoriale tanto importante quanto schiva e, spesso, circondate dal classico timore reverenziale.

Da sempre considerato membro autoritario della famiglia al quale portare rispetto ed ubbidienza, il padre ha dovuto rinunciare, per assolvere il suo ruolo educativo, ad instaurare un rapporto più emotivo con i propri figli. Dovendo provvedere alle necessità più strettamente legate alla sopravvivenza e al sostentamento della famiglia, il suo approccio relazionale si è contraddistinto, nella maggior parte dei casi, per una sfumatura più razionale e utilitaristica.

Non sono insoliti, ancora ai giorni nostri, alcuni vissuti “freddi” nel rapporto padri-figli anche se, in realtà, rispetto al passato sono stati fatti molti progressi nella sensibilizzazione e responsabilizzazione del ruolo paterno anche in una prospettiva più emotivamente coinvolgente. Lungi dal parificare le funzioni o le modalità di interazione con quelle tipicamente materne, da sempre più empatiche nei confronti dei figli, è possibile però rilevare che anche il papà, a suo modo, sarebbe perfettamente in grado di instaurare una reciprocità di sentimento, fiducia ed attenzione verso i propri figli in grado di valorizzare al meglio le peculiarità della sua funzione educativa rinsaldandone il profondo legame.

Nella ricorrenza della Festa del papà sarebbe davvero coinvolgente per tutti quei figli distanti, non solo fisicamente, rivolgersi al padre con un piccolo gesto, un semplice pensiero, uno sguardo di intesa o anche una risata complice per rinsaldare, o quantomeno provarci, una relazione spesso fatta di silenzi assordanti, ossequiosa obbedienza o sterili saluti. Perché, a volte, un sassolino lanciato nello stagno può scatenare un’onda emotiva travolgente e ravvivare animi spenti e delusi.

Per i tutti quei figli che, al contrario, hanno un ottimo rapporto col papà e approfitteranno di questa giornata per inondarlo ulteriormente di baci, carezze, coccole e abbracci, ricordate che la prima domenica di maggio è la Festa della mamma!

Buona Festa del papà a tutti!

Angelo Urbano

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“Ciò che resta dell’amore” di Leonardo Mendolicchio

9788890460654_0_0_300_80Leggere un libro sull’amore che ha per titolo Il resto dell’amore e come sottotitolo Ciò che si nasconde nella relazione amorosa e che forse è meglio non sapere potrebbe suscitare reazioni di lieve perplessità miste a lecita curiosità. In effetti le aspettative di un lettore che decide di tuffarsi tra le pagine di un testo che mira ad analizzare il sentimento principe della natura umana sono spesso caratterizzate da un elevato senso di speranza e di fiducia nella comprensione di strumenti utili alla conquista e alla gestione di una soddisfacente relazione di coppia.

   In realtà il percorso di analisi che il dott. Mendolicchio affronta nel suo scritto potrebbe suscitare alcune forme di “delusione” in chi si imbatte nella spiegazione che la teoria psicoanalitica propone per la conoscenza dei meccanismi di funzionamento questo nobile sentimento.

   La maggior parte della gente, infatti, sarebbe sicuramente colta da un senso di meraviglia nello scoprire che tutte le emozioni scaturite dall’Amore sono, in realtà, guidate dalla ricerca di elementi che colmino il vuoto che esiste nel soggetto. Tale ricerca avrà fine soltanto quando l’amante troverà nell’amato quel qualcosa che lo soddisfi. L’amore per l’altro, dunque, rappresenterebbe un atto di riempimento di una mancanza presente nel soggetto e che solo l’amato può offrirci in quanto possessore degli elementi di cui necessitiamo e a cui aneliamo.

   Il libro affronta, contestualmente alla spiegazione dei meccanismi amorosi, anche molti dei fattori che entrano in gioco nell’incontro con l’amato: l’identità narcisista, il desiderio, l’Eros, la corporeità, la pulsione e la sessualità. Impreziosiscono il volume i riferimenti letterari presi in prestito sia della mitologia classica che della letteratura moderna e contemporanea. Attraverso la rilettura delle gesta dei personaggi e delle loro storie, l’autore ci offre un termine di paragone adeguato per la comprensione dei meccanismi psicologici.

Angelo Urbano

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La giornata della Memoria

giornata-della-memoriaLa Giornata della Memoria, da molti anni a questa parte, è diventata una ricorrenza fissa da onorare in ricordo delle numerose vittime della follia nazi-fascista. Tanto, ormai, è stato scritto e detto a riguardo. Nell’affrontare questa tematica si rischia, spesso, di cadere nella facile retorica e nell’esprimere pensieri di cordoglio e dispiacere già ascoltati e ripetuti innumerevoli volte. Cercheremo, qui, di andare oltre.

Nella prefazione al suo libro “Se questo è un uomo” Primo Levi inserisce alcuni versi toccanti e molto significativi del reale senso da attribuire a questa tipologia di celebrazioni.161350

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi
.

Della vita dura che si conduceva nei campi di concentramento, delle condizioni subumane alle quali erano costretti i deportati e delle innumerevoli pene da questi stessi patite, non faremo menzione qui. Sono un dato di fatto del quale si è presa piena consapevolezza nel corso degli anni grazie agli innumerevoli documenti ritrovati e alle testimonianze dolorose dei sopravvissuti.giornata-della-memoria-2015-magneto-testament-cover-marvel

Prendendo spunto da questi versi, però, sorge quasi spontanea una riflessione: è davvero tutto finito?

L’uomo ha compreso pienamente l’orrore di cui è capace? Ha veramente messo in pratica quei buoni propositi di difesa dei diritti umani sanciti per legge?

L’uomo ha ascoltato con attenzione l’urlo di giustizia che si leva ai giorni nostri da parte di chi fugge dal “male”?

Aggiornati quotidianamente dalle notizie di sbarchi ed “invasioni” di profughi che vengono letteralmente stipati in nuovi e moderni “campi di concentramento” fatti passare per centri di accoglienza, ci siamo ormai quasi assuefatti al disagio altrui e il dolore di chi abbandona la casa e gli affetti per andare incontro ad un destino incerto e, forse, ancora più crudele non sortisce più quasi nessun effetto nella maggior parte delle persone alle quali è demandato l’importante compito di tutela e garanzia dei più basilari diritti umani.

Giusto in ordine di tempo, sono recenti le immagini di pochi giorni fa di profughi bloccati al gelo nella cosiddetta “rotta balcanica”. Circa 65mila persone, provenienti da Siria, Pakistan, Iraq e Afghanistan, sono state fermate tra Grecia e Serbia, a causa della chiusura delle frontiere e hanno dovuto fare i conti con la neve, il freddo, le malattie, la penuria di cibo e ogni sorta di stenti.belgrado

Per non parlare poi delle tragedie del Mediterraneo alle quali l’Occidente, ormai, assiste cieco e sordo.

E’ gente  “Che lavora nel fango /Che non conosce pace/Che lotta per un pezzo di pane/Che muore per un si o per un no./Considerate se questa è una donna/Senza capelli e senza nome/Senza più forza di ricordare”.

Consideriamo dunque, quando celebriamo queste ricorrenze, Se questo è un Uomo…

 

Angelo Urbano

 

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“Irene e Frida” di Simona Cleopazzo

irene-e-frida-simona-cleopazzo-musicaos-editore-2016Il contatto con la propria interiorità, a volte, passa tra le pagine bianche di un libro tutto dedicato a se stessi. La scrittura di un “diario” rappresenta, per chi ne fa uso, una risorsa preziosa di introspezione e riflessione personale. Scrivere di sé, delle giornate scandite dagli impegni di lavoro, trascorse tra le mura domestiche o immerse nel caos cittadino può aiutare ad osservare il film della propria vita con un ritmo differente, più lento, in grado di cogliere dettagli confusi o sfumature emotive non facilmente comprensibili nella casualità del loro verificarsi. Vivere in pienezza la contingenza è una possibilità non sempre concessa e, solo con un attento esame di realtà, si riesce a comprendere a pieno il reale significato di un evento, di un gesto, di un pensiero o di un’emozione intensa. 

In una società contemporanea caratterizzata da un’eccessiva valutazione della forma esteriore, siamo sempre più abituati a guardarci allo specchio non solo per verificare l’accostamento cromatico adeguato dell’abbigliamento o della giusta acconciatura prima di uscire di casa ma, sempre più, ad apparire quanto più fotogenici possibile anche in una proposta virtuale della nostra immagine sempre più social, sempre più bella… L’uso di filtri o modificazioni estetiche formali non può esimerci, però, dal prendere contatto, in privato, con l’imperfezione che più detestiamo, con il difetto che maggiormente troviamo insopportabile ma che, puntuale, si presenta alla nostra vista, senza camuffamenti o cesure di sorta.

Quanti di noi sono disposti a dedicare qualche attimo della giornata per specchiarsi davanti ad una pagina bianca che di certo non rifletterà l’immagine perfetta che la mente brama con ardore, ma rimanderà, autentica e sincera, una presa d’atto delle vite stonate che siamo costretti a vivere, delle sbavature emotive che proviamo durante il giorno e che a stento riusciamo a sopportare, dei rapporti umani che intrecciamo con gli affetti e degli effetti, benefici o tossici, che questi causano sul benessere psicofisico. Senza dubbio un atto di coraggio ma, a ben vedere, ricco di frutti da cogliere per approfondire la propria conoscenza interiore e il vero Sé.

Queste e molte altre riflessioni psicologiche emergono dalla lettura de “Irene e Frida” di Simona Cleopazzo edito da Musicaos. Il racconto di due donne diverse per ruolo e status sociale che affidano alla scrittura privata di un diario l’intimità della loro vita fatta di dubbi, incertezze, verità difficili da accettare e passioni sopite da risvegliare. La loro penna indaga esistenze costruite su false identità, su compromessi accettati in logiche famigliari di osservanza e rispetto, lontane anni luce dai reali desideri e realizzazioni personali. 

Sono confidenze intime di vite pronte al riscatto che, sul punto di rottura, tentano di giocare l’ultima carta utile per vincere un residuo di serenità in grado di lenire delusioni e amarezze, sentimentali e personali. Irene, moglie e madre devota, saprà dimostrare che una ribellione allo status quo opprimente e scandaloso non solo è possibile ma si rende necessaria. Frida, allo stesso modo, affiderà alle righe del suo diario note di speranza degne della sua giovane e promettente vita da studentessa. Attraverserà, con disarmante dignità, sfide e incontri capaci di trasformare un attimo di incertezza in un eterno moto dell’animo.

 

Angelo Urbano

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“Atti osceni in luogo privato” di Marco Missiroli

9788807031250_quartaParlare d’amore non è mai semplice. L’argomento più discusso al mondo da quando l’uomo ha memoria di sé. Nella musica, nel cinema, soprattutto in letteratura. Dalla Bibbia ai giorni nostri non c’è scrittore che non ne abbia affrontato le gioie e i dolori. Amore corrisposto, amore contrastato, amore dichiarato, amore nascosto, amore romantico, amore carnale. Un sentimento incomprensibile, ma vitale. L’umanità non sarebbe la stessa se non ne fosse travolta, devastata.

L’amore si incontra, si vive, si patisce e si odia. Ma torna sempre a bussare alla nostra porta. In forme diverse, inaspettate o più mature. Chiede di noi, della nostra pazienza, della nostra fiducia. Lo conosciamo bene l’amore. Con l’amore si cresce. Lo incontriamo da bambini nel seno della madre e nella mano ferma del padre, da ragazzi tra i banchi di scuola, da adulti nel cuore degli amanti, da genitori negli occhi dei figli, da vecchi tra le rughe del viso. Lo attendiamo intrepidi, ne rifuggiamo pavidi.

L’amore, come la libertà, ha bisogno di esperienza. Non a caso il protagonista de “Atti osceni in luogo privato”, romanzo di Marco Missiroli, si  chiama proprio Libero. I suoi genitori, dalle idee progressiste e libertarie, gli dedicano questo nome in virtù del migliore degli auspici che si possa augurare al proprio figlio. E’ un ragazzo timido, Libero. Di una timidezza ingenua. Pungolata, però, da una profonda curiosità per le questioni d’amore. Un sentimento conosciuto nella circostanza più triste per un figlio, la separazione della mamma e del papà. Un tradimento incompreso all’inizio, ma che subirà un’elaborazione psicologica durante i suoi diversi vissuti erotici e sentimentali.

Sì, perché Libero vuole amare. Desidera provare tutto dell’amore. Dalla solitudine dell’atto onanistico all’incontro col corpo femminile, passando anche per una rischiosa condivisione erotica. Ma il sesso non basta. Il ragazzo cresce e, con lui, anche il suo cuore pretende nutrimento. Questo sentimento, però, porta con sé gioie immense e dolori insopportabili. Incontri interessanti e abbandoni sofferti. E’ il prezzo da pagare per vivere. Per conoscere se stessi, portare gli altri nella propria vita, condividerla e offrirla in dono a chi saprà accarezzarci cuore, asciugarci le lacrime e partecipare ai nostri personali “Atti osceni in luogo privato”.

L’amore narrato nel romanzo, però, non rappresenta solo l’aspetto romantico di questo sentimento profondo. E’ il manifesto dei rapporti più intimi che si sviluppano tra gli uomini. L’amore rispettoso e benevolo verso il padre, il legame viscerale con la madre, il corpo caloroso dell’amante, lo sguardo d’intesa di un amico, il silenzio comprensivo di un vecchio saggio. Figure che, nel loro donarsi, regalano emozioni e turbamenti, commozioni e nostalgie. Perché quando il tempo passa, l’amore, quello vero, resta.

Angelo Urbano