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Benvenuto!

Un caloroso benvenuto in questo blog tutto dedicato alla BiblioTerapia! Una speciale “Terapia” per la cura di Sé attraverso i libri. In questo spazio troverete tanti suggerimenti di lettura, scrittura e psicologia in grado di aiutarci a comprendere gli stati d’animo, le emozioni e i pensieri che proviamo nella nostra vita e ad interpretarne al  meglio il loro significato.

Se sei un lettore o uno scrittore appassionato o sei soltanto curioso ed interessato a capire meglio te stesso, inizia a seguirmi e vedrai che le parole ti riserveranno delle bellissime ed inaspettate sorprese!

Buon viaggio a tutti!

Angelo Urbano

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“L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

larminuta-637x1024Quali fattori rendono padre un uomo e madre una donna? Il sangue? L’amore? L’educazione?

Il peso specifico dell’uno o dell’altro elemento non sempre certifica un legame genitoriale forte e autentico. In alcuni casi tali relazioni sembrano avvolte da una insondabile nebulosa affettiva.

Leggiamo storie, non molto lontane dalla realtà, che squarciano la carne della nostra coscienza. Narrazioni che provocano profonde ferite emotive. Ne derivano cicatrici sentimentali difficili da camuffare, segni tangibili di vissuti dolorosi ed esperienze relazionali destabilizzanti.

Ne l’Arminuta, la “ritornata” in dialetto abruzzese, la catena di eventi adolescenziali, narrati dalla protagonista in età adulta, pongono quesiti complessi anche nella formulazione. Ne consegue, necessaria, una riformulazione in chiave più semplicistica: una sequela continua di interrogativi scuotono la morale e non lasciano spazio a giustificazioni di sorta.

Una fanciulla di cui non conosceremo mai il nome, quasi a sottolinearne l’indefinita appartenenza genealogica, viene improvvisamente riconsegnata dalla benestante famiglia adottiva alla numerosa ed indigente famiglia d’origine che, con sguardo indifferente e insofferente, l’accoglie in un ambiente spartano e affettivamente sterile.

Alla ricerca, fin dal primo giorno della sua nuova vita, di una giustificazione plausibile in grado di spiegare l’allontanamento imposto dagli unici genitori conosciuti, questa intelligente e tenace ragazzina vivrà giorni segnati da una spietata intermittenza di sentimenti. Quelli tristemente ambigui di chi, pur avendola desiderata ed accolta, l’ha nuovamente abbandonata e quelli ruvidi e noncuranti di chi, piegato dalle asperità della vita, l’ha rifiutata ancora in fasce.

La ricostruzione degli antichi e legittimi legami famigliari passa, necessariamente, dalla presa d’atto di una identità differente da quella fino ad allora posseduta. Un’identità genetica che non fa sconti alla durezza di comportamenti poco rispettosi dell’animo umano e alla crudezza di atteggiamenti insensibili all’emotività vissuta in precedenza senza riserva o pudore alcuno.

Genitori avari di attenzioni e fratelli gelosi delle poche risorse disponibili abitano una casa in cui vige la legge naturale della sopravvivenza e dell’egoismo del sostentamento. Un nido in cui nutrirsi di amore e affetto è un lusso troppo caro da concedersi.

L’incredulità iniziale della novità parentale diventa, però, stimolo per la rivendicazione del diritto di essere figlia, di affermare l’appartenenza amorosa verso chi, brutalmente, non ha più garantito protezione e sostegno nella crescita. La rabbia che ne consegue scatena reazioni e gesti di rivalsa per il doppio abbandono, mirate alla strenua ricerca delle amare cause del rifiuto genitoriale.

È un destino incomprensibile quello dell’arminuta, un tormento al quale dare un’interpretazione risulta soltanto un atto giustificatorio, insufficiente a svelare le ragioni dell’aridità affettiva patita.

Inaspettatamente, però, proprio attraverso la linea di sangue che unisce la protagonista ad alcuni dei suoi fratelli, sarà possibile rivendicare uno spazio vitale all’interno di una famiglia che ha confuso l’accoglienza doverosa verso una figlia legittima con un’intrusione forzatamente illegittima, scomoda.

 Angelo Urbano

“preScrivimi un libro. I benefici psicologici della biblioterapia” di Angelo Urbano

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La Biblioterapia è uno strumento psicologico che, attraverso la lettura e la scrittura, favorisce la cura di sé e la conoscenza di altri modi di pensare, di vivere e di essere. Questa tecnica si pone tra le applicazioni clinico-terapeutiche a più larga diffusione come strumento di auto-aiuto e di riflessione in situazioni di disagio psicologico e sociale. Rappresenta un atto di crescita, di ricerca della propria identità e valida risorsa in grado di affrontare particolari traumi o periodi di vita negativi condividendone i conseguenti vissuti emotivi. Leggere e scrivere, dunque, rappresentano una modalità efficace per prendersi cura di sé in quanto, nella loro diversità, i libri ci offrono differenti universi di significato, regalano benessere, sono una finestra sul mondo. Sviluppano il pensiero inducendolo al ragionamento e accrescono contemporaneamente l’immaginazione. I nostri orizzonti si allargano, mettendoci direttamente in contatto con idee, persone e luoghi sconosciuti.

Angelo Urbano, psicologo, ne “preScrivimi un libro. I benefici psicologici della biblioterapia” (Stilo editrice, pp.130) affronta costrutti psicologici e sociali intrecciandoli con testimonianze di scrittori e lettori che, della parola, hanno fatto una vera e propria medicina dell’anima in grado di curare ferite e lenire dolori interiori. I libri come farmaci, dunque, in grado di migliorare la qualità della nostra vita, alimentare la nostra resilienza, aiutarci ad affrontare i problemi esistenziali, lenire le nostre ferite, farci sentire meno soli.

In un itinerario parallelo tra analisi psicologica e psicologia applicata, questo saggio “esperienziale” propone storie di amore, malattia, percorsi identitari alla ricerca di sé stessi, condivisione di emozioni, confronto sociale e, purtroppo, anche di separazioni. Tutte raccontate attraverso la personalissima penna dei reali protagonisti. Ne emergono spaccati di vita vissuta tra emozioni e turbamenti, tra gioie e dolori, tra sofferenze e speranze, tra sogni e disincanti.

Il terreno comune rappresentato dalle pagine di un libro si configura come vera e propria ‘piazza’, come luogo di incontro del sé con l’altro da sé, come particolare strumento di comunicazione interpersonale. I libri sono sempre stati veicolo di conoscenza e conoscenze. Sono un ricco patrimonio che gli uomini dovrebbero utilizzare al meglio perché, in fondo, ognuno di noi ha una storia da raccontare.

“Soffri ma sogni – Le disfide di Pietro Mennea da Barletta” di Stefano Savella

41a2gfgt4l-_sx308_bo1204203200_Alla stregua dei Supereroi dei fumetti gli idoli (inter)nazionali a cui, da sempre, milioni di persone si ispirano sono senza dubbio rappresentati dai “campioni” dello sport che, di generazione in generazione, emergono nelle varie discipline agonistiche. Il calcio, per diversi motivi, ha quasi sempre avuto un ruolo predominante nelle cronache sportive. Eppure c’è stato un tempo, qualche decennio fa, che una disciplina, o meglio un atleta, è riuscito a catalizzare l’attenzione, non solo nazionale, su di sé. Si tratta di un uomo che, non sull’erba ma sulle piste di atletica leggera degli stadi, è diventato il protagonista indiscusso, Pietro Mennea.

La velocità delle sue gambe lo ha portato a varcare i confini prima regionali, poi nazionali e in seguito a conquistarsi un posto di rilievo tra le corsie delle piste di atletica durante gli eventi sportivi più importanti del mondo. Battendo record su record è riuscito ad imporsi in un campo in cui la facevano da padroni i grandi atleti di colore che nella corsa, è risaputo, da sempre esprimono la loro supremazia. Tra questi Tommie Smith a cui lo stesso Mennea ha guardato con ammirazione e stima.

La vita di Mennea, narrata dettagliatamente  dal giornalista Stefano Savella nella biografia  “Soffri ma sogni – Le disfide di Pietro Mennea da Barletta” pubblicato da Stile Editrice, sembra quasi una sceneggiatura di un film. Attraverso i racconti e le dichiarazioni raccolte da coloro che lo hanno conosciuto sia a livello privato che agonistico, Savella ci descrive un uomo dalle mille sfaccettature, dal carattere schivo e a tratti spigoloso ma allo stesso tempo tenace e perseverante. Una personalità sicuramente modellata dalle vicissitudine della vita e del contesto sociale in cui è cresciuto e vissuto nella tanto amata ma amara Puglia. Un uomo che ha fatto della sua passione per la velocità un obiettivo da raggiungere e un sogno da realizzare ed imprimere nell’anima.

La carriera agonistica di Mennea ripercorsa in questo libro, oltre al riconoscimento per gli ottimi risultati ottenuti quali il record europeo dei 200 metri ancora imbattuto o addirittura il conseguimento di titoli accademici postumi all’esperienza sportiva, senza dimenticare il suo impegno civile e politico, ci permette di riflettere sulle modalità con cui, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, le capacità umane di resilienza e forza di volontà possono aiutare a superare momenti particolarmente delicati e fragili della nostra vita. Probabilmente proprio questa lettura psicologica delle imprese di Mennea lo ha consacrato come uno tra i pochi campioni dello sport da sempre ammirati e apprezzati dalla memoria collettiva. “La freccia del Sud”, epiteto assegnato a Mennea per le sue doti di velocipede, rappresenta senza dubbio un ottimo punto di riferimento anche per le nuove generazioni di sportivi e non che, muovendosi fin troppo spesso in un mondo di facili vittorie e in un epoca di rapide conquiste, possono riprendere ad investire tempo ed energie personali per seguire le loro passioni perché, come sosteneva Mennea :<La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni>.

Angelo Urbano