“Lettera al padre” di Franz Kafka

Mio caro papà, non è molto che mi hai chiesto perché asserisco di aver paura di te. Come al solito non ho saputo rispondere, un po’ per la paura che tu mi incuti, un po’ perché, per motivare questa paura, occorrono troppi particolari che non saprei cucire in un discorso. E se ora provo a risponderti per iscritto, anche questa risposta sarà in completissima, poiché pur scrivendo mi sento impedito dalla paura e dalle sue conseguenze, e perché la vastità dell’argomento, supera di molto la mia memoria e la mia intelligenza.” (Lettera al padre, Franz Kafka)

8FRo84sSIjU1_s4Sono davvero intense le parole che il giovane Kafka rivolge al suo papà,  con il quale sembra non essersi mai sviluppato un rapporto intimo e confidenziale. Nel suo pensiero, in verità, è condensato l’atteggiamento usuale che spesso caratterizza il rapporto tra i figli e questa figura genitoriale tanto importante quanto schiva e, spesso, circondate dal classico timore reverenziale.

Da sempre considerato membro autoritario della famiglia al quale portare rispetto ed ubbidienza, il padre ha dovuto rinunciare, per assolvere il suo ruolo educativo, ad instaurare un rapporto più emotivo con i propri figli. Dovendo provvedere alle necessità più strettamente legate alla sopravvivenza e al sostentamento della famiglia, il suo approccio relazionale si è contraddistinto, nella maggior parte dei casi, per una sfumatura più razionale e utilitaristica.

Non sono insoliti, ancora ai giorni nostri, alcuni vissuti “freddi” nel rapporto padri-figli anche se, in realtà, rispetto al passato sono stati fatti molti progressi nella sensibilizzazione e responsabilizzazione del ruolo paterno anche in una prospettiva più emotivamente coinvolgente. Lungi dal parificare le funzioni o le modalità di interazione con quelle tipicamente materne, da sempre più empatiche nei confronti dei figli, è possibile però rilevare che anche il papà, a suo modo, sarebbe perfettamente in grado di instaurare una reciprocità di sentimento, fiducia ed attenzione verso i propri figli in grado di valorizzare al meglio le peculiarità della sua funzione educativa rinsaldandone il profondo legame.

Nella ricorrenza della Festa del papà sarebbe davvero coinvolgente per tutti quei figli distanti, non solo fisicamente, rivolgersi al padre con un piccolo gesto, un semplice pensiero, uno sguardo di intesa o anche una risata complice per rinsaldare, o quantomeno provarci, una relazione spesso fatta di silenzi assordanti, ossequiosa obbedienza o sterili saluti. Perché, a volte, un sassolino lanciato nello stagno può scatenare un’onda emotiva travolgente e ravvivare animi spenti e delusi.

Per i tutti quei figli che, al contrario, hanno un ottimo rapporto col papà e approfitteranno di questa giornata per inondarlo ulteriormente di baci, carezze, coccole e abbracci, ricordate che la prima domenica di maggio è la Festa della mamma!

Buona Festa del papà a tutti!

Angelo Urbano

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Autore: Angelo Urbano

Psicologo

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